Reggio Emilia, l’appello. “Aiutateci a riaprire il sipario”
di ANTONIO GUIDETTI

Reggio Emilia, 6 giugno 2020 – Cari amici e caro pubblico, ci troviamo in una situazione che mai avremmo neanche immaginato di vivere, un momento difficile per ogni individuo, per la vita sociale e lavorativa che siamo abituati a condurre. La famiglia dell’Accademia Reggiana del Vernacolo e in specifico l’Artemisia Teater è stata costretta a sospendere le attività spettacolari come da decreto del Governo.

Come la nostra famiglia teatrale, nel suo piccolo, anche tutto il mondo dello spettacolo deve chiudere il sipario e rimanere in silenzio ad osservare, con la speranza che tutto passi e le cose vadano nel migliore dei modi possibili. Noi, del Teatro Dialettale, siamo una categoria spesso dimenticata, che sa camminare senza scarpe per non farsi sentire, ma siamo anche un popolo che non ha mai smesso di andare avanti, perché abbiamo sempre creduto nella forza e nell’importanza di ciò che stiamo facendo.

La nostra compagnia è fatta di gente che vive, ama il teatro, gente che come tutti i teatranti ha lottato contro tutto e tutti più volte, anche perché ha fatto la scelta di cimentarsi in una forma, il teatro dialettale, che spesso ha incontrato diffidenze e scarsa considerazione e che non smetterà mai di lottare proprio ora che la situazione è dolorosa. Sappiamo bene che è più importante la salute di uno spettacolo a teatro, ma la vita di un essere umano acquisisce una dignità, uno scopo, un pensiero, un sorriso ed un pianto anche grazie al lavoro che abbiamo fatto in 40 anni di attività e noi abbiamo lottato e lottiamo perché questo sia vivo e vero ogni giorno della nostra esistenza.

Sento di poter dire che noi dell’Artemisia non abbiamo chiuso il sipario e non ci siamo mai fermati davanti a niente, davanti a contributi mai ottenuti in 40 anni di attività, davanti ai “no”, davanti alle intemperie, davanti ai miseri compensi, non personali, perché come associazione non possiamo dividerci compensi, davanti alla burocrazia e non abbiamo mai chiuso il sipario davanti alle disgrazie, abbiamo recitato per tutti e in tutte le condizioni, per loro abbiamo emozionato, per tante situazioni siamo corsi ad aiutare, abbiamo recuperato fondi per i terremotati, per le case protette, per decine di associazioni, per i meno fortunati, abbiamo sostenuto messaggi sociali con forza, abbiamo portato il sorriso a chi ne aveva tanto bisogno a volte a discapito delle nostre stesse realtà. Noi, gente di teatro, è vero di teatro dialettale, ci siamo sempre stati e sempre ci saremo.

Ci siamo sempre stati e non abbiamo mai chiuso il sipario, ma in questo momento siamo stati costretti a farlo, abbiamo chiuso la grande tenda rossa, spento le luci e scesi dalla scena; oggi un fantasma scivola silenzioso tra la gente, tra le poltroncine di velluto, nelle strade, nelle scuole, ovunque e mette a rischio tutto. Oggi, quel fantasma, che già più volte nella storia è giunto, tentando di eliminare l’umanità, è tornato con un altro nome e ci minaccia ancora. Forse sarà più forte, forse lo sarà meno, questo non lo sappiamo ma conosciamo la sua forza che in parte sta nella malattia ma in gran parte sta in quell’emozione tanto grande che governa: La Paura!

Tuttavia conosciamo il rimedio a questo male: noi sappiamo che la paura si vince credendoci insieme e lottando uniti, mettendo in campo le forze che abbiamo a disposizione…noi siamo in silenzio ma non siamo fermi…noi siamo in silenzio ma progettiamo come rialzarci, programmiamo spettacoli per i giorni migliori, noi combattiamo e lo facciamo per il bene della cultura di tutti…e non siamo soli, con noi ci sono Belica, la Renoppia, Ebe, Brindani, Adelmo, la Delina, Angiolino, Cesira, la Postina, Brunello e tanti altri, tutti i personaggi delle nostre commedie che camminano vicino a noi, con noi.
In questo momento difficile abbiamo anche noi paura di non farcela, temiamo che quel sipario non si riapra e per questo vi chiediamo di non dimenticarci, perché quando tutto sarà passato, e passerà, avremo bisogno ancora dei sogni e dei pensieri che solo l’arte e la cultura possono regalarci.
Se anche i teatri, piccoli o grandi che siano, cominceranno a scomparire perché non riusciranno a riprendersi, allora la paura avrà vinto.
Camminiamo insieme, non più come artisti e spettatori divisi dal palcoscenico, ma come attori di uno spettacolo comune che si chiama vita e che “bisogna vivere”.

Noi gente di spettacolo siamo un popolo che sa camminare in silenzio ma che ha la pelle dura sotto i piedi e sa arrivare lontano. Aiutateci a non fermare questo cammino, rimaniamo uniti, non dimentichiamoci, aiutiamoci e il sipario si aprirà ancora…e torneremo ancora ad emozionarci perché la paura sarà sconfitta. Rimaniamo insieme ed affrontiamo insieme questo difficile momento. Io ci sono. L’Artemisia c’è e l’Accademia Reggiana del Vernacolo c’è.

pubblicato su il Resto del Carlino